LA FORZA DI ESSERE ARTIGIANI DEL DIRITTO...dal 1980

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Tutto lo staff dello Studio Legale Carrozzo intende ringraziarvi per aver voluto visitare il sito, non vi annoieremo elencandovi le nostre capacità, Vi chiediamo però di leggere i passi che sono riportati di seguito, i concetti espressi sintetizzano nel migliore dei modi la nostra filosofia personale e professionale.

1) Molte professioni possono farsi con il cervello e non con il cuore. Ma l'avvocato no. L'avvocato non può essere un puro logico nè un ironico scettico, l'avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sè, assumere su di sè i loro dolori e sentire come sue le loro ambascie. L'avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità. Per questo amiamo la nostra toga, per questo vorremmo che, quando il giorno verrà, sulla nostra bara sia posto questo cencio nero, al quale siamo affezionati perchè sappiamo che esso è servito a riasciugare qualche lacrima, a risollevare qualche fronte, a reprimere qualche sopruso, ma soprattutto a ravvivare nei cuori umani la fede, senza la quale la vita non merita di essere vissuta, nella vincente giustizia. Beati coloro che soffrono per causa di giustizia...ma guai a coloro che fanno soffrire con atto di ingiustizia.
Di Piero Calamandrei

2) Tutto dipende dal giudice in cui ci si imbatte; l'alea della causa è spesso in questo contrasto: tra il giudice logico ed il giudice sensibile, tra il giudice consequenziario ed il giudice precursore; tra il giudice che per non commettere un'ingiustizia è disposto a ribellarsi alla tirannia della giurisprudenza ed il giudice che per salvare la giurisprudenza è disposto a lasciar triturare negli inesorabili ingranaggi della sua logica un uomo vivo"
Estratto da "Elogio dei giudici scritto da un avvocato" di Piero Calamandrei

3) Consigli ad un giovane avvocato
Non scegliere questa professione se non bruci di curiosità intellettuale, non sceglierla se al tuo talento non unirai un grande spirito di sacrifico, non sceglierla se non avvertirai con piacere che essa invaderà la tua vita e ti chiederà di dedicarle ogni energia perchè, come recita un verso del Macbeth: " Il lavoro nel quale proviamo diletto è esso stesso rimedio alla fatica". Come, a chi chiedeva del perchè di una vita così austera dedicata costantemente al lavoro ed al miglioramento che imponeva rinuncie alle delizie della vita stessa Von Karajan rispose:" Le delizie della vita? Sono un rischio da non correre nel mio mestiere". Non sceglire la professione forense se vorrai isolarti intellettualmente, perchè è il confronto che ti fa umile e quindi ti conserva giovane e vivo; lo insegnava una bellissima frase poco conosciuta del Foscolo: " Va fra la gente per romperti le corna dell'orgoglio". Non sceglierla se non vorrai mettere al bando le furberie e rispettare e consigliare di rispettare le leggi anche morali. Un grande banchiere israelita scrisse al figlio nel testamento: " Se non per vocazione, sii onesto per convenienza". Non sceglierla se non vorrai prodigarti per gli altri, perchè gli avvocati bisogna che lavorino disperatamente, vogliano o non vogliano, fino all'ultimo respiro, per servire gli altri, per aprire la strada agli altri, gli avvocati arrivano alla morte senza aver potuto fare quello che li riguarda personalmente e che...per tutta la vita hanno dovuto rimandare a domani.
Estratto da Manualetto Forense di Francesco Galgano e Franzo Grande Stevens. Edizione Cedam 2001


4) L'attività forense deve essere svolta in piena libertà, autonomia ed indipendenza e deve essere finalizzata a tutelare i diritti e gli interessi del cliente. L'avvocato ha l'obbligo di una doppia fedeltà, verso la parte assistita e verso l'ordinamento. Questi principi sono indicati a chiare lettere nel preambolo del Codice deontologico forense. Immaginiamo una avvocatura che si ispiri realmente ai predetti principi cardine, laddove la libertà, l'autonomia e l'indipendenza siano finalmente considerati elementi fondamentali e imprescindibili, indicazione costante di ogni avvocato, baluardo della difesa dei diritti e non asservito ai poteri forti.

5) Un decalogo per l'avvocato.
* L'avvocato è colto e gentile, si esprime in modo appropriato e garbato, ha rispetto del suo contraddittore.
* L'avvocato accede agli uffici con quella educazione che deve avere chiunque si introduca in spazi che non gli appartengono, senza mai allentare tale necessaria tensione, anche se ne fosse fuorviato da quella eventuale familiarità che sentisse appartenergli per la ripetuta frequentazione degli stessi.
* L'avvocato ha rispetto del giudice, dell'alta funzione che esercita e di ciò che rappresenta. Riserva le censure che ritenesse di dover appuntare al suo operato, al grado superiore di giudizio che è istituzionalmente previsto.
* L'avvocato è in grado di valutare le richieste del cliente, dopo aver approfondito l'argomento sottopostogli, nel tempo ragionevole che necessita.
* L'avvocato, nella sua vita privata, conserva e conferma quel rigore dei propri costumi che bene si concilia con l'alta funzione che esprime nella società, a conferma della credibilità che deve sempre suscitare in chi lo approccia, a sicuro beneficio di ogni ulteriore rapporto che con lui si dovesse avere.
* L'avvocato è sempre osservante di ogni norma che il Paese, cui appartiene, impone.
* L'avvocato non giudica il proprio cliente, nè il suo avversario.
* L'avvocato tende a procurare la conciliazione della vicenda conflittuale sottopostagli, essendo convinto che un accordo riconosciuto equo da entrambe le parti è in grado di procurare loro maggiori soddisfazioni di quanto non lo possa recare una decisione che, una volta ottenuta, sarebbe soltanto da imporre.
* L'avvocato, fin dove gli sarà possibile e senza pregiudizio del prioritario interesse del cliente che gli si è affidato, non approfitta dell'errore o della dimenticanza del collega avversario, consentendogli di recuperare quella condizione che gli fosse sfuggita e così, con lui, raggiungere la decisione invocata in condizione di equa parità.
* L'avvocato non serberà desideri di ritorsione nei confronti del collega che si fosse comportato male con lui, non essendo conforme alla sua cultura ed alla sua natura morale conservare tali rancori.

6) Non è il critico che conta, nè l'individuo che indica come l'uomo forte inciampi, o come avrebbe potuto compiere meglio un'azione. L'onore spetta all'uomo che realmente sta nell'arena, il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore, dal sangue; che lotta con coraggio; che sbaglia ripetutamente, perchè non c'è tentativo senza errori e manchevolezze; che lotta effettivamente per raggiungere l'obiettivo; che conosce il grande entusuasmo, la grande dedizione, che si spende per una giusta causa; che nella migliore delle ipotesi, conosce alla fine il trionfo delle grandi conquiste e che, nella maggior parte delle ipotesi, se fallisce, almeno cade sapendo di aver osato abbastanza. Dunque il suo posto non sarà mai accanto a quelle anime timide che non conoscono nè la vittoria nè la sconfitta.
F.D. Roosvelt

7) Se hai per avversario uno di quegli avvocati che sono temuti come maestri di furberie, guardati dal tentare di competere con lui in ingegnosi tranelli; meglio che dissimulare la propria inferiorità in questo genere di espedienti, vale francamente ostentarla, e limitarsi a far intendere al giudice che contro le astuzie dell'avversario, tu non hai altra arma se non la fiducia nella giustizia. Ho quasi sempre vinto le cause nelle quali avevo come avversari avvocati più furbi di me; ma se non le ho vinte, sono stato fiero di non trovarmi al posto del vincitore.
Estratto da "Elogio dei giudici scritto da un avvocato" di Piero Calamandrei. IV Edizione 1959

8) Lettera al cliente, dell'Avv. Giuseppe Caravita
Caro cliente, sono il tuo avvocato. Ho preso in carico il tuo problema, ti sono stato a sentire, ho dipanato insieme a te il problema, l’ho reso comprensibile. Non sempre quello che dici, sai, si capisce immediatamente. Occorre ascoltare con attenzione, passare al setaccio le parole, distinguere quelle dettate dall’ira da quelle dettate dal cuore, separare quelle che nascono dall’ignoranza e dalla suggestione da quelle che sono pronunciate con animo sincero. Ho prospettato delle soluzioni, ho ipotizzato, ti ho fatto delle domande, ho preso appunti. Questo, caro cliente, vale per tutti i problemi che possono essere sottoposti a un avvocato: problemi di credito da recuperare, di debiti con il mondo bancario, di imprese, di soci, di famiglia, di rapporti condominiali, di rapporti con la pubblica amministrazione, di figli, di mogli, di mariti. Noi ascoltiamo: noi avvocati ascoltiamo. Io e tutti i miei colleghi dedichiamo al lavoro, cioè a te, al tuo problema, caro cliente, le nostre forze fisiche ed intellettuali. Non è vero che il nostro lavoro è sedentario: noi corriamo dalla mattina alla sera, e nei Palazzi di Giustizia saliamo da un piano all’altro, alla ricerca dello sportello giusto, e poi scendiamo di nuovo, e risaliamo, e camminiamo per chilometri. Nelle nostre borse ci sono le tue carte, le tue speranze, la tua rabbia e la tua delusione, la tua ansia, i tuoi problemi. Le nostre borse pesano tantissimo, perchè ci portiamo appresso la vita dei nostri clienti. E dopo avere ascoltato, caro cliente, dobbiamo decidere quale è la strada giusta da seguire, e dobbiamo seguirla,e non vorremmo mai sbagliare. A volte ci capita di sbagliare, tuttavia, e allora soffriamo in silenzio,e passiamo nottate intere a rimuginare pensieri. Chi non fa questo nostro mestiere non sa cosa vuol dire svegliarsi di notte e rimanere a guardare il soffitto, aspettando il sonno che non torna. Ognuno di noi si è sentito da dire dal suo dominus (e cioè l’avvocato anziano che gli ha insegnato il mestiere): fino a quando non resterai una notte sana a guardare il soffitto, con lo stomaco in subbuglio e le parole che si accavallano nella testa, non sarai avvocato. I più anziani tra di noi l’hanno detto a loro volta ai loro discepoli, e i più giovani prima o poi lo diranno. A volte ci capita di trovare la soluzione, spesso ci capita di vincere una causa. E allora, sempre in silenzio, ridiamo dentro di noi, perchè nessuno potrà mai capire che sensazione prova un avvocato che conduce la nave sino in porto. Caro cliente, sembriamo una classe disunita, perchè ognuno di noi ogni giorno deve affrontare tutto e il contrario di tutto, e se io vinco vuol dire che qualcun altro perde, e se vince qualcun altro vuol dire che perdo io. Sembriamo disuniti, ma non lo siamo. Il senso di solidarietà si impara in trincea, nella trincea dei Tribunali dove ogni giorno scendiamo per fare il nostro lavoro. Lì si imparano solidarietà e rispetto, e correttezza e tante altre cose belle. Si impara anche ad essere fermi, e coraggiosi. Ecco, questo è il mondo in cui io, caro cliente, vivo tutti i giorni da trenta anni. Io e altri 250.000 colleghi. Adesso, improvvisamente, qualcuno se ne esce a dire che siamo troppi. E’ uno sbaglio di lana grossa, e ti spiego perchè, caro cliente: sino a prima della seconda guerra mondiale, gli avvocati erano a numero chiuso, come i notai. Erano ricchi e potenti. Ma la gente come te, caro cliente, faceva anche una settimana di fila per parlare con l’Avvocato. E poi, tutto sommato, la gente come te, caro cliente, che diavolo doveva andare a fare dall’avvocato? Le cose sono cambiate, gli scenari si sono stravolti: la proprietà privata non è più cosa di ricchissime e agiate famiglie, milioni di italiani hanno casa di proprietà. Questo vuol dire, semplicemente, che milioni di italiani hanno problemi di condominio, di rapporti con i vicini, di mutui, di ristrutturazioni, di compravendita. E questo per restare in un solo settore. Il numero degli avvocati non deve essere rapportato al numero della popolazione italiana, ma al volume di rapporti problematici. Banche, imprese, rapporti di lavoro, condominio, separazioni, divorzi, amministrazioni di sostegno. Per questo ci sono milioni di controversie, in Italia. E il problema non sono gli avvocati, caro cliente. Il problema è lo Stato che non sa dare una risposta adeguata. Mi fermo qui, perchè dovrei parlarti di moltissime altre cose, e il discorso diventerebbe di una lunghezza insostenibile. Ma quello che mi premeva dirti, caro cliente, è che il tuo avvocato, sia esso giovane, vecchio, donna o uomo, calvo o capellone, grasso o magro, simpatico o molto serioso, è una persona che si fa carico del tuo problema, e se lo porta appresso per tutta la giornata, anche quando tu non ci pensi più. E’ una persona che si aggiorna e studia per darti il migliore servizio possibile. E’una persona che di mestiere risolve i problemi degli altri: ascoltalo, seguilo e rispettalo. E pagalo quando ti chiederà di essere pagato.
 

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